TORNA ALLA PAGINA PRINCIPALE
LE CANZONI DEL QUINTOMORO
La Sardegna fotografata da Quintomoro
Sogni, speranze, progetti...
...Pensieri sparsi...
Siti amici
Il guestbook del Quintomoro
Vai alla Lingua Sarda!

LETTERA DI GIANLUCA "QUINTOMORO" COTZA
A TERESA FANTASIA (integrale)
Programma "SARDEGNA NEL CUORE"
RADIO SOBERANIA BUENOS AIRES (ARGENTINA)

TRASMISSIONE DEL 17 FEBBRAIO 2008

Ciao Teresa,

Scrivo per ringraziarti ancora per avermi ospitato nel tuo fantastico programma, domenica scorsa, e salutare tutti i radioascoltatori che mi hanno ascoltato.Ho ricevuto molti messaggi di complimenti, ed anche qualche interessante e prestigiosa proposta di collaborazione, grazie a te ed al tuo programma.

A fine intervista, mi sono reso conto che per l’emozione ho tralasciato di dire cose che avrei voluto dire…sai, non sono molto abituato ad essere intervistato da una radio, in diretta, e dall’altra parte del mondo!

Ad esempio, avrei voluto parlare un po’ di più della “Sardità”, anche se non si può spiegare a fondo nemmeno con tutte le parole di un vocabolario: è un sentimento talmente profondo, intimo, intenso, che solo vivendolo in prima persona si può comprendere appieno.

Chi non lo conosce, non può capire il perché ad ogni sardo fuori dall’isola brillino gli occhi ogni volta che sente nominare la propria terra o qualcosa che la riguarda; sente il cuore andare in fibrillazione ogni volta che ascolta una canzone sarda, magari in una radio “nazionale”, si esalta per una vittoria (ma, di questi tempi magri, anche per un pareggio) del Cagliari…

E si inorgoglisce ogni volta che qualche personaggio sardo si distingue per qualcosa di eccezionale, in qualsiasi ambito, dalla sport alla musica alla poesia etc., facendo onore alla propria terra natìa.

Avrei voluto parlare un po’ di più di questa “Mamma Italia” dalle mani troppo lunghe e le cosce troppo larghe, che si ricorda della figlia lontana solo per spremerla come un limone con tasse ed imposte, come hanno fatto tutti i popoli invasori ed invadenti che cito nella mia canzone, per estorcere l’ennesimo voto con le solite vane promesse, o peggio per usarla come merce di scambio con gli americani, per le basi militari e i sommergibili a testata nucleare, che tanto se i sardi muoiono per tumori e leucemie, non lo sa nessuno e a nessuno interessa.

O, come successo ultimamente, si ricorda della figlia "rejetta" quando non sa più dove smaltire l’imbarazzante immondizia della camorra napoletana.

Mamma indegna, che non si cura del fatto che la Sardegna è l’unica regione non servita dal gas Metano, e che per questo ha costi energetici superiori del 30% rispetto alle altre regioni, ostacolandone ulteriormente lo sviluppo industriale ed economico.

Mamma sbadata o clientelista, che si dimentica di una scrittrice unica, premio Nobel per la letteratura in un tempo in cui le donne, e quasi tutti gli uomini, erano analfabeti: Grazia Deledda, orgoglio della nostra letteratura, non è inserita in nessun programma di studi ministeriale, dalle elementari alle superiori, per lasciar posto al pur bravo Giovanni Verga, che non ha vinto il Nobel, però era un maschio e non-sardo, a quanto pare caratteristiche determinanti per la stesura dei programmi scolastici per la formazione degli italiani “di domani”.

Mamma “aumm-aumma”, che da decenni, con i soldi degli emigrati sardi e della regione Sardegna, tiene a galla la bagnarola Tirrenia, impiegando esclusivamente personale napoletano: avete mai visto un marinaio sardo, sulla Tirrenia? Idem sulla Moby Lines: prende i contributi dalla Regione Sardegna per le convenzioni con gli emigrati, ma impiega solo personale napoletano, come se disoccupati sardi non ce ne fossero.

Tengo a precisare che il mio non è razzismo, ci mancherebbe: è solo un triste realismo.

“Terra fatta a tzeracca”, cantano i mitici Bertas: come dargli torto?

Avrei voluto parlare dell’immensità dell’Andrea Parodi artista ed uomo, ma non basterebbero mille intere, trasmissioni, per farlo.

Avrei voluto parlare di una canzone che ho scritto su un emigrato sardo in Argentina, diventato poi “importante”, ma che per diventarlo ha dovuto-e forse voluto-rinnegare le sue radici sarde, e che si intitola “In s’ater’ala de su mare”, “dall’altra parte del mare”.

Avrei voluto scrivere ancora molto, ma mi sembra di essermi già dilungato troppo, e non voglio rubare troppo spazio a questo fantastico tuo programma.

Deseo un feliz Domingo a Teresa y a todos los escuchantes de esta hermosa radio que nos permite este abrazo “virtual” cada semana…gracias, con todo mi corazon!

Gianluca “Quintomoro” Cotza

TORNA SU